venerdì 5 settembre 2008

A bordo delle due ruote aveva esplorato le zone più sperdute del mondo

Ucciso in Grecia il pioniere dei cicloturisti

Ian Hibell travolto da un pirata della strada mentre pedalava tra Atene e Salonicco

Ian Hibell durante una tappa di uno dei suoi viaggi
Ian Hibell durante una tappa di uno dei suoi viaggi
MILANO - È stato ucciso da un’auto pirata lungo una strada della Grecia, mentre era in sella alla sua adorata bicicletta. È morto così, lo scorso 23 agosto, Ian Hibell, il leggendario cicloturista inglese, che ha passato gli ultimi 40 anni della sua vita a pedalare in giro per il mondo (copriva 6.000 miglia, quasi 10.000 km, l’anno), stabilendo diversi record (si dice sia stato il primo non motorizzato a passare dall’Atraro colombiano al Darien Gap di Panama durante la TransAmerica) e raccontando le sue avventure nel libro «Into the Remote Places», considerato la bibbia per gli amanti del turismo su due ruote.

PIRATA IN FUGA - Stando a quanto racconta il Times, Hibell sarebbe stato investito sulla strada che da Atene porta a Salonicco durante una folle gara di velocità fra due auto. Il conducente del mezzo che ha urtato il cicloturista, morto sul colpo, sarebbe poi scappato, ma alcuni testimoni hanno preso il numero di targa della sua vettura e l’uomo è stato quindi arrestato due giorni più tardi.

DIECI ANNI IN VIAGGIO - Pioniere dei viaggi sulle due ruote in zone quasi ancora inesplorate come l’Antartide e l’Amazzonia, ma anche il deserto del Sahara, famoso nelle isole del Borneo e ben accetto da molte tribù africane, Hibell aveva scoperto la bicicletta durante gli anni Cinquanta, quando era nella RAF, ma era stato nel 1963 che aveva deciso di trasformare la sua passione in qualcosa di duraturo. Così aveva lascato un lavoro sicuro da impiegato a Brixham, nel Devon, per prendersi due anni sabbatici e mettersi a girare il mondo in sella alla sua bici. Ritornò dieci anni dopo, senza più un impiego ma con un bagaglio di esperienze e racconti che lo hanno trasformato in un’autentica leggenda.

FILOSOFIA DI VITA - Una volta Hibell disse: «Spesso un uccello vola verso qualche posto che lo attira. Non so perché lo faccia, ma lo fa comunque». Una frase che divenne la sua filosofia di vita e che lo ha accompagnato anche su quella strada di Grecia dove un’auto assassina ha messo fine ai suoi sogni di libertà.

Simona Marchetti
Addio a Brix, era l'altro Tarzan
Ex giocatore di football, argento nel peso ai Giochi del 1928, è morto all'età di 100 anni l'attore che, insieme a Johnny Weismuller, rese celebre l'eroe della giungla
Herman Brix era nato il 19 maggio 1906. Ap
Herman Brix era nato il 19 maggio 1906. Ap
LOS ANGELES (Californias), 1 marzo 2007 - E' morto nei giorni scorsi all'età di 100 anni, ne avrebbe compiuti 101 il 19 maggio, Herman Brix, medaglia d'argento nel getto del peso ai Giochi di Amsterdam del 1928. L'olimpionico più vecchio vivente è Roger Beaufrand, 98 anni, che vinse nel ciclismo su pista nella stessa Olimpiade; non vi sono invece statistiche ufficiali sui medagliati, ma è presumibile che Brix fosse il più anziano in quanto nessun atleta salito sul podio di Parigi 1924 è ancora in vita. Il più vecchio atleta olimpico vivente è Sir Arthur Marshall (nato il 4 dicembre 1903) che nel 1924 partecipò alla staffetta 4x400 con la Gran Bretagna e le cui imprese vennero poi rese celebri dal film "Momenti di Gloria".
Brix, che fu anche un eccellente giocatore di football (giocò il Rose Bowl nel 1926 con la Washington University), è deceduto, al Santa Monica-Ucla Medical Center dov'era ricoverato, a causa delle complicazioni dopo la frattura a un'anca. Nonostante i grandi successi sportivi, che lui tendeva a minimizzare, la sua popolarità è legata al mondo del cinema avendo infatti recitato in 144 pellicole, prima con il suo nome ufficiale e poi con lo pseudonimo di Bruce Bennett. Dopo l'argento olimpico Brix si trasferì dal natio stato di Washington a Los Angeles e fece amicizia con il divo Douglas Fairbanks che lo convinse a effettuare qualche provino per il grande schermo.
Brix venne scelto per interpretare il ruolo orginale di Tarzan, ma a causa della frattura di una spalla subita durante le riprese di Touchdown, sua pellicola d'esordio in cui interpretava un giocatore di football, la parte venne assegnata a Johnny Weismuller che divenne poi una stella planetaria. Edgard Rice Burroughs, autore del personaggio, non era però contento della caratterizzazione e nel 1935 convinse la Mgm a ingaggiare proprio Brix per "le Nuove avventure di Tarzan" che, girato nella giungla del Guatemela, fece di Brix l'unica vera risposta a Weismuller tra i 18 attori che nella storia hanno interpretato il ruolo. Cambiato nome, l'ormai ex Tarzan divenne attore completo e recitò al fianco di tanti big come Humphrey Bogart, Joan Crawford e persino il futuro presidente Ronald Reagan. Nel 2001 è uscita la sua biografia, scritta da Mike Chapman e intitolata: Please, don't call me Tarzan.
Sunita corre nello spazio
Per non perdere l'appuntamento con la maratona di Boston, l'astronauta americana percorrerà 42 chilometri a modo suo: su un tapis roulant all'interno della Stazione internazionale
Sunita Williams, 41 anni, prima della partenza per la missione Nasa
Sunita Williams, 41 anni, prima della partenza per la missione Nasa
MILANO, 31 marzo 2007 - Sunita Williams si era guadagnata il diritto a partecipare alla maratona di Boston del mese prossimo arrivando fra le prime cento migliori donne in quella di Houston nel gennaio del 2006, ma rischiava di dover rinunciare alla corsa per colpa del suo lavoro, visto che lei è l’astronauta americana che da dicembre vede il mondo dalla Stazione spaziale internazionale. Malgrado viva con la testa fra le nuvole, però, la donna non ha mai smesso di allenarsi, correndo nello spazio quattro volte alla settimana (due corse lunghe e due brevi) e usando la bicicletta stazionaria e la macchina che simula il lavoro con i pesi (entrambe in dotazione della stazione rotante), decisa a portare a termine la gara anche a migliaia di chilometri dalla Terra.
CON LA PETTORINA - In pratica, la Williams correrà la distanza di poco più di 42 chilometri della maratona di Boston sul tapis roulant della stazione spaziale, imbragata in una speciale armatura così da non fluttuare via nello spazio e compiendo almeno due volte il giro del mondo prima che l’effettivo vincitore della corsa tagli il traguardo, visto che la velocità orbitante di 17.500 miglia all’ora (28.157 chilometri orari) le permetterà di coprire il percorso ufficiale ogni 5,4 secondi. "Considero un onore essermi qualificata per questa competizione – ha fatto sapere Suni dallo spazio – e per questo non volevo rinunciarvi senza fare un tentativo". Ha così mandato la sua bizzarra richiesta agli organizzatori della maratona e questi non solo l’anno accettata, ma le hanno pure mandato via mail la pettorina della corsa con tanto di numero, perché Suni la indossi il giorno della gara, mentre la medaglia le sarà spedita il mese prossimo. Spiega Jack Fleming, membro della Boston Athletic Association: "Scegliere di correre nello spazio è uno sforzo fuori dal mondo, ma è anche un tributo alle migliaia di maratoneti che correranno qui sulla Terra. E’ la prima volta che un corridore gareggerà nello spazio e Suni è la pioniera di una nuova frontiera". Gli fa eco Dina Pandya, sorella della quarantunenne "donna delle stelle", che prenderà parte alla competizione nella maniera tradizionale, ovvero sulla strada, in compagnia dell’amica Karen Nyberg, pure lei astronauta: "Suni ha pensato che sarebbe stato davvero cool provare a fare una cosa del genere e l’ha fatta".
IN MARCIA - Adesso, l’unica preoccupazione della Williams è legata all’ora della gara: la maratona prenderà, infatti, il via alle 10 (ora di Boston), ma la Nasa non è sicura che l’astronauta riesca a mettersi in marcia contemporaneamente agli altri partecipanti sulla terra perché di solito nello spazio ci si alza molto prima. Poco male, vista la velocità con cui si viaggia lassù, recuperare il distacco sarà davvero questione di secondi.

Toledo, 20:59

CICLISMO, BETTINI: IN VISTA MONDIALI VUELTA MI PORTA FORTUNA

"Le strade di Spagna mi portano fortuna: qui ho sempre trovato una condizione ideale. Ora voglio lavorare con serenità in vista del Campionato del mondo di Varese, dove la Spagna sarà la Nazionale più temibile". La vittoria odierna a Toledo, nella sesta tappa della Vuelta di ciclismo, ha offerto a Paolo Bettini una valida conferma per la difesa del titolo iridato. "Gli avversari per la prova iridata? Sempre i soliti noti, ai quali aggiungo il belga Gilbert, che ho superato oggi, entrando in seconda posizione ai 200 metri, dopo un grande lavoro del mio team nel tratto finale di salita - ha proseguito Bettini, alla quarta vittoria stagionale - E' un successo che metto tra le mie più belle di sempre". (04/09/2008) (Spr)

Madrid, 11:17

CICLISMO, SASTRE LASCIA CSC

Lo spagnolo Carlos Sastre, vincitore dell'ultimo Tour de France, ha annunciato che al termine della stagione lascerà la Csc per passare alla 'Cervelo', nuova formazione canadese. Sastre, 33 anni, ha definito "indimenticabili" i sette anni trascorsi con la squadra danese diretta da Bjarne Riis: "Il team Cervelo", ha aggiunto, "è un nuovo progetto che si adatta veramente al mio stile di vita e offre al ciclismo l'opportunità di aprire nuove frontiere". (Nic. Api) (05/09/2008) (Spr)

Incubo morbo di Gehrig
Borgonovo: "Sto male"

L'ex attaccante di Milan e Fiorentina attaverso un sintetizzatore vocale racconta il suo dramma: "Voglio migliorare la qualità della vita dei malati di Sla e supportare i ricercatori". L'8 ottobre amichevole benefica fra rossoneri e viola per la sua Fondazione

Stefano Borgonovo durante lo speciale trasmesso da Sky Sport 24
Stefano Borgonovo durante lo speciale trasmesso da Sky Sport 24
MILANO, 5 settembre 2008 - Stefano Borgonovo, ex centravanti di Fiorentina e Milan, è ammalato di Sla (Sclerosi laterale amiotrofica), meglio conosciuta come morbo di Gehrig. Malattia a decorso inesorabile - tutti i muscoli si bloccano via via, la mente però resta lucida -, la Sla ha già ucciso 39 ex calciatori, come accertato da Raffaele Guariniello, magistrato di Torino. In media la Sla colpisce sei persone ogni centomila, nel calcio italiano Guariniello e i suoi periti hanno individuato 43 casi su 30 mila giocatori: evidente sproporzione. Il doping, però, c’entra poco e la cartina di tornasole è il ciclismo, sport in cui non c’è traccia di Sla. Probabile che la correlazione tra pallone e morbo di Gehrig sia dovuta a un cocktail di concause: traumi a gambe e testa; abuso di anti-infiammatori; sforzi eccessivi in allenamenti e partite; contatti con pesticidi usati per i campi da gioco; predisposizione genetica. Oltre a Borgonovo, al momento altri tre ex calciatori soffrono di Sla, sono due centrocampisti di B e C degli anni Ottanta e Piergiorgio Corno, ex del Como.
PRIVACY - Da circa un anno e mezzo si sapeva della malattia di Borgonovo, ma Stefano non voleva che la sua storia venisse raccontata. Finché Massimo Mauro, della Fondazione Mauro e Vialli che raccoglie fondi per la lotta alla malattia, e il dottor Mario Melazzini, presidente dell’Aisla, l’associazione che in Italia aiuta le famiglie colpite dal tornado Sla, hanno convinto Borgonovo ad aprirsi. Stefano ha accettato di incontrare una troupe di Sky.
SINTETIZZATORE - Borgonovo non riesce più a parlare da tempo. E’ tracheotomizzato e si esprime con un sintetizzatore vocale, al computer. Parla con gli occhi: i suoi sguardi comandano un mouse e tramite un software le lettere indicate vengono trasformate in voce. A Sky ha detto: “Ringrazio Milan e Fiorentina, Galliani e Della Valle, perché mi sono vicini. Voglio creare una Fondazione Borgonovo per aiutare la ricerca e gli ammalati come me”. Verrà organizzata un’amichevole con incasso devoluto alla nuova struttura di Stefano. Donadoni, Ancelotti, Baggio, Dunga e Maldini hanno fatto arrivare messaggi di solidarietà.
SERENITA' - Borgonovo vive a Giussano, a Nord di Milano, ed è sostenuto dalla famiglia: la moglie Chantal e i 4 figli, un maschio e tre femmine. Il primogenito ha vent’anni, l’ultima bimba è nata quando Borgonovo soffriva dei primi sintomi della malattia. Stefano è in cura al “Nemo” dell’ospedale Niguarda di Milano, laddove Nemo ha un duplice significato: Nemo come acronimo di “Neuro-muscolar omnicenter”, centro specializzato in mali come Sla, distrofia muscolare e atrofia spinale, e Nemo come il pesciolino del cartone animato della Pixar Disney (“Alla ricerca di Nemo”, 2004), tormentato da una pinna atrofica. Borgonovo è sereno, non prova rancore o rabbia per il calcio, ritiene la malattia una fatalità. Ha passato momenti neri, voleva isolarsi, poi ha capito che il suo nome può essere speso per reperire fondi da destinare alla ricerca. Oggi dice di avere degli obiettivi: “Migliorare la qualità della vita di ogni malato di Sla e fare in modo che tutti abbiano un sintetizzatore vocale; supportare i ricercatori”. E così è diventato consigliere dell’Aisla, assieme a Massimo Mauro, che sa bene quanto dolore possa provocare una grave malattia.

Ukhov, zavorra alla vodka
Guarda il "salto" di Losanna

Il 22enne, primatista russo dell'alto indoor, beve in pedana: voleva dimenticare la rottura con la fidanzata. Nella stessa specialità, ma alle finali del campionato Csi, vittoria di Roberto Azzaro, 18enne figlio dell'ex primatista mondiale Sara Simeoni

Ivan Ukhov si accascia sul materasso dopo il suo comico tentativo di saltare da ubriaco. Ap
Ivan Ukhov si accascia sul materasso dopo il suo comico tentativo di saltare da ubriaco. Ap
MILANO, 5 settembre 2008 - Ivan Ukhov è un nome che ai non appassionati di atletica dirà poco. Eppure il russo 22enne in carriera vanta un personale di 2.33 nel salto in alto (che sale a 2.39 indoor) e un passato da lanciatore del disco. Martedì era tra i partecipanti al meeting di Losanna, quello in cui il giamaicano Asafa Powell si è divorato i 100 metri in 9"72 e Usain Bolt ha avvicinato strappato applausi sui 200 correndo in 19"63
UBRIACO - A Ukhov di Powell e Bolt probabilmente importava assai poco. Il russo aveva rotto con la fidanzata, e per dimenticare si è attaccato alla bottiglia nonostante dovesse saltare l'asticella. "Lui beveva vodka-Red Bull, mentre noi solo Red Bull" ha confidato Linus Thörnblad, penultimo nell'alto, aggiungendo che Ukhov si è attaccato alla bottiglia per tutta la sera. Il risultato è stata l'eliminazione a 1.80, misura che il russo riusciva a superare anche nel 2004, appena lasciato il disco per l'alto, condita da un esilarante tentativo di superare l'asticella, reso comico dal tasso alcolico elevato. Ukhov il giorno dopo è stato rispedito a Mosca sul primo aereo, ma non rischia nulla in termini sportivi, visto che il regolamento della Iaaf, la federatletica mondiale, non prevede sanzioni per questo tipo di comportamenti.
FIGLIO D'ARTE - L'Italia intanto scopre Roberto Azzaro, 18enne figlio di Sara Simeoni, ex primatista mondiale, e di Erminio Azzaro, bronzo agli Europei del 1969, che ha vinto la prima medaglia d'oro assegnata alle finali dei Campionati Csi (Centro Sportivo Italiano) di atletica in corso a Riccione. Azzaro si è imposto nel salto in alto (la stessa specialità in cui la madre stabilì il primato mondiale il 4 agosto 1978, salendo a 2.01) nella categoria juniores, imponendosi con la misura di 2.06, 6 centimetri sotto il suo personale. "Il Csi mi porta bene - ha commentato il figlio di Sara Simeoni -: qui c'è un ambiente speciale, in cui c'è meno stress e ci si diverte tanto. Sono felice per la conquista di questo titolo".
La Nazionale a Coverciano. Ansa La Nazionale a Coverciano. Ansa