lunedì 17 marzo 2008

SALUTE - OBESITA'

Ed ecco perché la pancia aumenta il rischio d'infarto

Immunologia

GLI STUDI su leptina e immunità sono partiti da una insolita constatazione. Quasi dieci anni fa, un gruppo di ricerca statunitense documentò una relazione tra sovrappeso e infiammazione. Misurando nel sangue i livelli della proteina c reattiva (pcr), un importante segnalatore dell'infiammazione, gli studiosi trovarono un aumento della proteina in adulti in sovrappeso e obesi.
Un paio d'anni dopo, lo stesso gruppo presentò i risultati di un analogo lavoro realizzato su ragazzi e ragazze tra gli 8 e i 16 anni di età. Anche in questo caso la conclusione fu la stessa: la pcr è più elevata quando i chili sono troppi. L'altro dato interessante è che l'aumento della pcr è legato a un aumento dei globuli bianchi, che non deriva però da malattie. Ci troviamo, in sostanza, di fronte a un'infiammazione sistemica di grado lieve che, al momento, non produce danni, ma segnala rischi seri. Del resto, è da tempo noto che le più importanti conseguenze cliniche dell'eccesso di peso corporeo sono proprio le malattie infiammatorie dei vasi sanguigni.
Perché, dunque, il peso eccessivo stimola l'infiammazione? Quali sono i meccanismi biologici?
Negli ultimi anni si sono avuti molti dati al riguardo.
Intanto c'è una somiglianza sorprendente tra le cellule adipose e i macrofagi, classiche cellule immunitarie. Quest'ultimi esprimono geni tipici degli adipociti e hanno una forte propensione ad ingoiare molecole grasse anche rischiando di combinare guai, come nel caso della formazione della placca aterosclerotica, che prende l'avvio proprio da macrofagi ingolfati di colesterolo (le cosiddette "cellule schiumose" o foam cell). Gli adipociti, a loro volta, producono sostanze immunitarie sia di tipo infiammatorio che di tipo antinfiammatorio. Cellule adipose e macrofagi producono entrambi leptina, ma la vicinanza tra le due cellule è tale che gli adipociti, nella prima fase dello sviluppo, possono anche trasformarsi in macrofagi e, da adulti, svolgere anche una funzione immunitaria (fagocitosi).
In questo quadro appare chiaro che l'eccesso di grasso, soprattutto quello di tipo viscerale (la pancia!) che appare molto più attivo di quello sottocutaneo, possa incrementare la segnalazione infiammatoria anche tramite un eccesso di leptina, che quindi ha un ruolo importante verso l'immunità.
Un suo deficit conduce a una riduzione dell'attività del circuito immunitario che ci difende da infezioni virali e tumori (cosiddetto Th1). Un eccesso, invece, causa un'iperattivazione infiammatoria con conseguente aumentato rischio di infiammazione cronica e autoimmunità.
In un recente modello sperimentale, Giuseppe Matarese, immunologo dell'Università di Napoli, ha dimostrato che la leptina è essenziale per il passaggio dal profilo Th2 al Th1: questo passaggio è legato, nell'esperimento, alla comparsa di una sclerosi multipla, una malattia autoimmune da Th1.
Ma l'attività infiammatoria dell'eccesso di leptina non finisce con l'alterazione della bilancia immunitaria. L'ormone riduce anche la produzione di cortisolo. Questa azione controregolatrice sul cortisolo è inoltre chiaramente visibile dal fatto che il ritmo giornaliero della leptina è l'esatto opposto di quello del cortisolo, almeno nel topo.
Infine la leptina riduce la sintesi degli androgeni da parte delle surrenali. L'effetto complessivo della riduzione della produzione di cortisolo e di androgeni dalle surrenali è un aumento dell'infiammazione.
La combinazione di questi fenomeni potrebbe spiegare l'intrigante e clinicamente rilevante connessione tra cattivo controllo del peso, cattivo controllo dell'infiammazione e squilibrio neuroendocrino.

(francesco bottaccioli)


Fonta Repubblica Salute

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