In Portogallo con furore
Biondo si regala un sogno
Il milanese si è aggiudicato la Volta ao Santarem, corsa a tappe lusitana in quattro frazioni. E' il suo risultato migliore tra i professionisti, ma ora pensa in grande e ambisce al Fiandre

Maurizio Biondo è nato il 15 maggio 1981. Bettini
MILANO, 17 marzo 2008 - "Hai voluto la bicicletta?". E senza aspettare la risposta: "E adesso pedala". Non gliel’avesse mai detto, il papà al suo bambino che non stava mai fermo. Perché, salito in bici, non ne è più sceso. "Le prime corse a sette anni, da giovanissimo. Poi non ho più saltato una categoria: esordiente, allievo, junior, dilettante... E siccome mi divertivo, e in più vincevo, è finita che un giorno ho mollato anche la scuola. Ero al terzo anno dell’istituto alberghiero. Peccato. A pensarci adesso, avrei anche potuto continuare e finire. Ma non avevo in testa che la bici. E adesso quasi quasi dico che è andata bene così".
SANTAREM - Maurizio Biondo ha vinto la Volta ao Santarem, corsa a (quattro) tappe in Portogallo, corsa vera con corridori veri. "Il successo me lo sono costruito nella terza tappa, 21 km e mezzo a cronometro, a quasi 49 di media, 13" dati all’ungherese Bodrogi, che è uno specialista, e 18" al tedesco Kloeden, che è un campione. Sul podio, a guardarli dall’alto in basso, mi sono venute le vertigini". L’ultimo giorno è stata una battaglia infernale. "Ci attaccavano da tutte le parti, le prime due ore si andava sempre a più di 50 all’ora, ma alla fine ce l’abbiamo fatta". Non è stata una vittoria, ma un trionfo: la Ceramica Flaminia-Bossini Docce ha piazzato Biondo al primo e l’ucraino-piacentino Mikhaylo Khalilov al quinto posto della classifica generale, Khalilov al terzo e Biondo al sesto della classifica a punti, e ha dominato anche la classifica a squadre.
IN CARROZZA - Milanese di Concorezzo, Biondo ha cominciato a pedalare ad Agrate ("Mio padre lavorava lì in una carrozzeria"), poi ha fatto della Brianza la sua terra di allenamenti, corse e vittorie ("Un centinaio nelle categorie giovanili, su pista e strada"). Quindi il professionismo: "L’anno scorso, nella Kio-Ene, ho vinto la prima tappa e la generale nella Vuelta Navarra, in Spagna. Adesso la crono e la generale alla Volta ao Santarem. Bella corsa: percorsi divertenti, organizzazione perfetta, gente tanta. Forse solo con le miss ci si poteva attendere qualcosa di meglio".
RITRATTO - Si ritiene un corridore "abbastanza completo: tengo, mi difendo, stringo i denti". Vorrebbe perfezionarsi nelle crono: "Ci vogliono, primo testa, secondo forza, terzo conoscere il vantaggio ma solo se sei in vantaggio, altrimenti ti smonti". Teme le salite lunghe: "Ci vogliono, primo gambe, secondo leggerezza, terzo non conoscere lo svantaggio, tanto basta alzare la testa e guardare gli altri che sono davanti". Il suo sogno sono "le classiche del Nord, e se dovessi sceglierne una, direi il Fiandre. Mi piacciono gli strappi, i muri e perfino il pavè". Chiaro: ama il ciclismo perché "è una sfida, è un confronto, è immaginare traguardi e poi cercare di raggiungerli, e quando finalmente li raggiungi ti sembra di volare". Ma è anche chiaro che il ciclismo di oggi è in difficoltà: "Andare forte non basta, bussi a una porta e ti rispondono che ’ne trovo altri 10 come te’". Minacce invecchiate: adesso sarà molto meno facile trovarne altri 10 come Biondo.
Marco Pantanesi
Fonte La Gazzetta dello Sport
Marco Pantanesi
Fonte La Gazzetta dello Sport

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